FEDERBIM - La storia

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Storia 2017-02-09T10:09:08+00:00

La Federbim nasce il 17 marzo del 1962, come atto finale di una serie di passaggi legislativi e con l’idea di rappresentare a livello istituzionale centrale le problematiche dei vari Consorzi Bim, ma anche di cercare di restituire il giusto ruolo alla montagna e di promuovere lo sviluppo economico della stessa.

Un momento storico che coinvolge, in pratica, la nazione intera: una fase che si perfeziona dal punto di vista giuridico e che chiude un lungo periodo di preparativi e di impegni legati a significativi precedenti di vita e di storia della montagna.

L’espressione operativa di quella unità solidale a cui si legano decisive vicende di crescita e di evoluzione delle realtà periferiche, da quel momento più seriamente considerate nel segno dell’ufficialità e meglio tutelate anche come immagine complessiva di un discorso basato su fondamentali quanto delicati rapporti tra due entità contrapposte: la montagna da una parte, con le sue insostituibili risorse naturali e, dall’altra, il peso e gli interessi di un mondo in rapido divenire che faceva soprattutto riferimento alle società idroelettriche, verso un futuro diverso, più dinamico.

Fino al 1954, la complessa materia legata allo sfruttamento delle acque ed agli impianti idroelettrici, era regolata dalla normativa contenuta nel Testo Unico n.1775, dell’11 Dicembre 1933.

In esso, attraverso gli articoli n.52 e n.53, erano contenute disposizioni e norme spesso contestate dalle popolazioni e dagli enti direttamente coinvolti nei programmi di costruzione dei nuovi impianti: una situazione intollerante che pone il problema, mai affrontato fino ad allora, di un giusto ed equo risarcimento dei danni a beneficio di comunità private delle loro ricchezze fondamentali, di cosi d’acqua dati in concessione, di uno stato fisico generale del territorio gravemente compromesso.

Proprio questa ineguatezza di base delle soluzioni proposte dal Testo Unico, convinsero definitivamente il legislatore del fatto che, probabilmente, era arrivato il tempo di una nuova normativa che potesse in qualche modo ripagare gli abitanti dei territori montani, dai danni dovuti alla presenza di bacini, impianti e reti di distribuzione idroelettrica, Fu così che, grazie all’iniziativa di un gruppo di senatori “amici della montagna”, la proposta di legge presentata all’inizio dello stesso mese divenne definitivamente legge il 27 dicembre del 1953: la n.959, detta anche legge sull’economia montana, che permetteva quindi la costituzione di consorzi tra i comuni montani, enti sovracomunali che si costituivano laddove vi era un utilizzo per la produzione di energia elettrica delle risorse idriche del territorio.

Quella legge diventa così il primo punto fermo nella lunga e difficile storia del sovracanone: l’onere versato dai concessionari di derivazioni d’acqua pubblica, che hanno opere di presa all’interno dei bacini imbriferi montani stessi.

Prima ancora che enti, però, i Bim diverranno istituzioni composte da amministratori e uomini illuminati nel considerare “l’unione” la risorsa vincente per la montagna.
Un pensiero sistemico, una strategia aggregativa, una sintesi che porta, alcuni anni dopo, alla costituzione di una vera e propria Federazione di Consorzi: il 17 Marzo del 1962, a Bergamo, si costituisce, appunto, la Federbim, Federazione Nazionale dei Consorzi di Bacino Imbrifero Montano che raccoglie, all’incirca, ben 2000 comuni montani, sparsi lungo tutta l’Italia.

Una storia che continua ancora oggi, nel segno di una unità strategica d’intenti, per una montagna migliore.