UN PROBLEMA DA RISOLVERE
Esiste una realtà di “confine” per circa 450 degli oltre 2.500 comuni che fanno parte della Federbim. Situati tra le Regioni ordinarie Piemonte, Lombardia e Veneto e le Regioni a Statuto Speciale (Valle d'Aosta, Trentino Alto Adige, Friuli-Venezia Giulia), le Province autonome e la ricca Svizzera, sono quasi tutti Comuni montani, con una consistenza di circa 250 mila abitanti, in territori disagiati, con poche risorse e a stretto contatto con Comuni “ricchi”, che fanno investimenti e che, soprattutto, non sono costretti a tassare i cittadini per far quadrare i bilanci comunali.
Da parecchio tempo, ormai, si registra uno stillicidio continuo: cittadini di queste zone, in particolare giovani coppie, emigrano verso i Comuni dei territori a Statuto Speciale allettati da contributi vari a fondo perduto: personali, per la prima casa, per le aziende commerciali e artigiane, per il diritto allo studio, e cosi via di seguito.
Ai loro Amministratori non resta altro che constatare questa continua perdita senza potervi porre rimedio, nonostante tutti gli sforzi compiuti per chiudere la normale gestione amministrativa del proprio ente e tutti i sacrifici posti in essere per non rinunciare ai necessari investimenti strutturali.
Molti, tra i Comuni interessati, si stanno ora organizzando - con un grande spirito di solidarietà indipendentemente dall'appartenenza politica - ed hanno deciso di costituire l'Associazione dei Comuni di Confine (Ass.Com.Conf.), con l'obiettivo di realizzare un unico e consistente fronte comune che consenta di ottenere un riconoscimento concreto per i disagi derivanti dalla “confinanza”.
Una potente accelerazione a questo processo è stata prodotta dalla riduzione del Fondo di Solidarietà per le aree disagiate e depresse a cui quasi tutti questi Comuni attingono. Nel prossimo futuro sarà quindi ancora meno facile fermare il fenomeno migratorio a favore dei Comuni dove il welfare funziona bene. Anche se sarà necessario spostare la propria residenza in una Regione diversa (Piemontesi in Valle d'Aosta, Lombardi in Alto Adige o Trentino, Veneti in Trentino o Friuli Venezia Giulia) i vantaggi sono così rilevanti che il fenomeno assumerà presto dimensioni importanti e preoccupanti per le Amministrazioni di origine.
Ai Sindaci interessati rimane oggi una sola soluzione: spostare i Confini del proprio territorio. Si tratta di un processo di “secessione” vero e proprio e ne è conferma la notizia di questi giorni che la Provincia di Belluno ha espresso il desiderio di trasferirsi in toto dal Veneto al Trentino Alto Adige e in merito indirà un Referendum (di valore puramente consultivo, poiché il tutto rimane vincolato da norme costituzionali non derogabili).
Anche per conto di tutti i Comuni che ci onoriamo di rappresentare, auspichiamo che la “politica” prenda atto di queste situazioni. Il processo di federalismo fiscale in corso di realizzazione - se saprà tenere conto anche di queste problematiche, con un occhio di riguardo per i territori montani e di confine - potrà contribuire in maniera consistente al “raffreddamento” di questi fenomeni di migrazione, garantendo a questa nostra gente (che già sopporta grandi ed importanti sacrifici con lo sfruttamento dei suoi territori e delle sue risorse) indennizzi equi e proporzionali alle specifiche realtà territoriali.
Un invito speciale da tutta la nostra Federazione ai parlamentari di ogni schieramento perché tengano nelle dovute considerazioni queste importanti istanze dei “Comuni di Confine”.
IL PRESIDENTE
Carlo Personeni