Interviste

11/08/2009

INTERVISTA A: SEN. GIACOMO SANTINI

D) Senatore Santini: cambiano i Governi, cambiano anche i Parlamenti, come rappresentanze territoriali, ma la montagna non riesce a riscattarsi dal suo ruolo di Cenerentola. Da cosa dipende?
R) L’alta specificità della montagna, il numero ridotto di parlamentari che la rappresentano e la scarsa densità della popolazione ne fanno una lobby sempre in affanno, quando ci si trova a spartire la torta dei bilanci pubblici, delle finanziarie e delle altre occasioni che si presentano per distribuire risorse ai diversi territori che compongono l’assetto politico e sociale di un Paese. Questo vale a livello nazionale italiano, ma anche sul più vasto panorama europeo, dove la montagna ha sempre fatto fatica a contendere attenzioni e risorse alle grandi politiche dei fondi strutturali, delle aree geografiche da proteggere o da incentivare nelle loro specificità.
L’ingresso dei nuovi Paesi nel 2004 e 2007 ha accresciuto la lobby europea della montagna, portando al 40% la percentuale di “montanità” del territorio. In Italia essa supera il 50%.
A livello comunitario un ostacolo per il riconoscimento della specificità della montagna deriva dall’esasperazione della spinta verso l’integrazione e la coesione di territori per renderli il più omogenei possibile, quindi per creare piattaforme più facili per l’applicazione delle politiche comunitarie.
La diversità e la specificità, creano invece delle “enclaves” che rivendicano interventi differenziati, visti come fumo negli occhi dai burocrati di Bruxelles perché rendono più complesso il loro lavoro.
In Italia la montagna ha maggiore riconoscimento, visto che sul suo territorio opera il 54% delle amministrazioni comunali, vive il 12% della popolazione complessiva e produce il 20% del pil.

D) Tuttavia, anche in Parlamento non è facile fare passare dei provvedimenti che si rivolgano espressamente alla montagna. Anzi, ci sono state iniziative bipartisan piuttosto preoccupanti…
R) Beh, ricordo la determinazione trasversale che si realizzò nel momento in cui partì l’azione di ridimensionamento delle Comunità Montane falcidiate senza tanti complimenti e senza nessuna voglia di distinguere tra quelle indispensabili e quelle che, effettivamente, potevano essere soppresse o ridimensionate.
Non sono rari anche gli attacchi all’autonomia di istituzioni tipiche della montagna, compresa la Federbim, sul cui valore storico e sociale forse non tutti hanno le idee chiare.
Lo dimostra anche la bozza di riforma federale avanzata dal Governo, a firma del ministro Calderoli, nella quale si ipotizzano ridimensionamenti e soppressioni che sarebbero deleterie per l’equilibrio della montagna in genere. 

D) E come intende muoversi il Gruppo parlamentari Amici della Montagna?
R) Ci stiamo attivando per contribuire ad evidenziare tali pericoli e per sensibilizzare il Governo sulla necessità di procedere con i piedi di piombo. Ciò che ha danneggiato la montagna, soprattutto in passato, è l’etichetta di “zona svantaggiata” che l’ha accompagnata in tutti i percorsi istituzionali e nelle catalogazioni comunitarie, accomunandola a territori troppo diversi e lontani, come le zone costiere, quelle minacciate da desertificazione e le zone artiche che presentano caratteri di criticità autentici ma diversi. La montagna, invece, nel suo complesso è un sistema completo anche sotto il profilo economico e sociale. E proprio in un momento di crisi generale come quello che stiamo attraversando, occorre enfatizzare questa peculiarità, come un salvagente tutto nostro.
Le risorse ci sono sempre state. Il problema è che non si è mai saputo fare sistema in maniera concreta ed organica.
Istituzioni e persone che vivono ed operano su questo particolare territorio fanno fatica a dialogare tra loro ed a mettere in comune le esperienze e le iniziative.

D) E allora come far passare nella cultura di tutti l’importanza di parole come “sinergia” e cooperazione”?
R) In questi ultimi tempi qualche cosa si sta muovendo ed alcune categorie professionali che operano in montagna hanno scoperto il significato delle parole “sinergia” e “cooperazione”.
La montagna è ricca di risorse naturali ed umane, basta collegare la filiera che già esiste per comprendere che albergatori, maestri di sci, guide alpine, titolari di impianti di risalita, commercianti, agricoltori, allevatori e casari possono reciprocamente garantirsi lavoro sviluppo.
E tutti hanno bisogno di energia a basso costo ed ecco l’urgenza di valorizzare il ruolo delle società che gestiscono le risorse idriche ed idroelettriche e dei consorzi che tutelano i bacini montani e ne mettono le risorse a disposizione della gente.
Se si riuscisse davvero a creare un simile sistema coeso e consolidato, la montagna avrebbe ben poco da chiedere allo Stato o all’Europa sul piano delle risorse.

D) Molte zone montane di confine sono esposte alla concorrenza con sistemi più solidi od assistiti. Come porre rimedio?
R) Più volte abbiamo sollecitato un’azione più decisa nel rivendicare una legislazione differenziata, a livello nazionale ed europeo. Occorrono aperture maggiori nelle regole della concorrenza e nella concessione di aiuti di Stato per consentire azioni di compensazione ed integrazione che, in montagna, spesso hanno il carattere dell’urgenza, oltre che importanti riflessi sociali.
Creare e consolidare occasioni di lavoro nel sistema montagna significa, automaticamente, fermare l’esodo e convincere soprattutto i giovani a rimanere nei paesi di origine con possibilità di affermarsi e crescere.
Per favorire questa evoluzione occorre dare maggiore dignità alle professioni della montagna e favorire lo sviluppo della multifunzionalità che consente di costruire un reddito competitivo rendendo complementari i diversi lavori stagionali.

D) Non le sembra che ad ostacolare questo processo ci sia ad esempio l’aumento degli incidenti anche mortali sulle montagne italiane?
R) Certamente, anche perché spesso si scatenano in questo senso campagne “terroristiche”. Titoli di giornali come “montagna assassina” danneggiano tutti, magari per colpa di chi in montagna non vive e lavora. Certo: occorrono regole più severe e maggiore vigilanza per scongiurare psicosi negative che allontanano la gente dalle zone di montagna. Una prima misura sarebbe l’obbligatorietà del maestro o della guida per escursioni difficili.
Una comunità attiva e decisa a rimanere sul suo territorio favorisce anche la permanenza di strutture sociali come le scuole, le poste, l’assistenza sanitaria, i trasporti ed i servizi in genere. A fronte di simili realtà non sono più sostenibili piani di ridimensionamento con il solo pretesto del risparmio.
Infine, tutto questo favorirebbe la costruzione di una nuova identità di cui andare orgogliosi, perché simbolo non più di una zona svantaggiata e di serie B, ma di una comunità di gente caparbia ed operosa, capace di coniugare l’immutabilità delle montagne, con il grande dinamismo favorito dalle nuove tecnologie e dalla mobilità diffusa che, oggi, rende le zone di montagna meno lontane, più facili da raggiungere e, in definitiva, meno sole.


Giampiero Guadagni
« Torna indietro