Interviste

07/04/2010

INTERVISTA AL DR. MAURO GUERRA


A colloquio con Mauro Guerra, Presidente della Consulta Nazionale ANCI Piccoli Comuni. 
L’importanza della sinergia con Federbim

D) Presidente Guerra, Federbim guarda alla Consulta Nazionale ANCI Piccoli Comuni come ad un interlocutore naturale per affrontare i problemi dei territori montani. In passato, forse, non si è fatta
abbastanza sinergia: da dove  ripartire allora?
R) Ripartiamo certamente dalla montagna e confrontiamoci su quelli che sono i reali e prioritari temi da affrontare, guardando al futuro di queste aree. In passato la Consulta Anci Piccoli Comuni ha portato avanti le proprie iniziative compiendo ogni sforzo per evitare che il concetto stesso di piccolo Comune fosse travolto da presunte “illuminate” quanto distanti razionalizzazioni. Nel continuare a tutelare i piccoli comuni, occorre dedicare una specifica attenzione alla gran parte del territorio montano di cui è costituito il nostro Paese. E’ evidente e riconosciuto costituzionalmente che vi è una specificità dei territori montani che richiede altrettanto specifiche politiche di sostegno, cura, sviluppo e valorizzazione.
I piccoli comuni montani sono presidi essenziali  e straordinari. Occorre, anche attraverso la promozione e costruzione di forme snelle ma stabili e tendenzialmente generaliste per la gestione associata dei servizi e funzioni comunali, aiutare i piccoli comuni a conquistare quell’adeguatezza, nelle risorse e strumenti a disposizione, così come nella capacità di progettazione e governo, che da soli faticano a raggiungere e che è necessaria per dare risposte adeguate ai bisogni ed alle speranze delle loro comunità e territori.
Proviamo allora a ripartire da qui: dalla necessità di cooperazione e dai contenuti delle politiche che servono alla montagna.
D) In molti condividono l´opinione che il futuro dell´economia
italiana si giochi anche sulla “green economy”: quale contributo i
piccoli comuni possono dare in tal senso?
R) I piccoli Comuni amministrano oltre la metà del territorio italiano. E in genere la parte più ricca di valori e risorse naturali, ambientali e paesaggistiche. Una straordinaria miniera di risorse rinnovabili. Lo sanno gli amministratori di tante piccole realtà che hanno realizzato esperienza d’avanguardia sul fronte della green economy. Esperienze che ora si vanno diffondendo. Occorre lavorare perché questa consapevolezza si traduca anche in normative e politiche di sostegno, assistenza e incentivazione  specifiche, nella direzione del risparmio energetico e della produzione di energia da fonti rinnovabili nei piccoli Comuni. Non a caso a Cernobbio lo scorso anno, nel corso dei lavori della IX Conferenza nazionale Anci Piccoli Comuni, abbiamo voluto porre questi temi  al centro del dibattito e ne è derivata una forte necessità di scommettere ma anche già di "sfruttare" le potenzialità ancora molto da scoprire, dei territori governati dai piccoli Comuni, lanciando un vero e proprio Programma verde nazionale, sostenuto da risorse, accompagnamento tecnico e normativo. Risparmio energetico, produzione da fonti rinnovabili, mobilità sostenibile, politiche ambientali diffuse, non fanno solo bene all’ambiente, alla nostra qualità del vivere, ai sofferenti bilanci dei nostri enti, costituiscono anche un decisivo campo di ricerca e innovazione tecnologica e produttiva. Condizioni indispensabili per riprendere un cammino di sviluppo.
Da questi punti di vista Federbim può sempre più divenire soggetto e strumento essenziale di una strategia “green” dei piccoli Comuni italiani. Un contributo all’Italia, alla sua modernizzazione.
D)    Da tempo si sottolinea l´importanza della realtà dei piccoli
comuni, ma raramente ne conseguono politiche concrete di
valorizzazione. Cosa chiedete a Governo, Parlamento e Regioni per
invertire la rotta?
R) Per anni Governi e Parlamento ci hanno promesso e poi non hanno mai approvato definitivamente una legge dedicata ai piccoli comuni, un ordinamento differenziato che consentisse di semplificare, incentivare e valorizzare in un quadro nazionale il 55% del territorio italiano.
Chiediamo innanzitutto serietà nei rapporti istituzionali. Chiediamo un approdo con regole stabili in materia di risorse finanziarie, competenze, organi e modalità di funzionamento.
Chiediamo di essere messi nelle condizioni di lavorare fuori da uno stato di incertezza permanente. Fuori da un progressivo strangolamento a tappe.
Chiediamo una normativa differenziata, nel senso di una maggiore semplificazione e flessibilità su ordinamento, organizzazione e procedure, per i piccoli Comuni e, insieme, un forte sostegno ed incentivazione alle gestioni associate di funzioni ed alle Unioni di Comuni.
D)    Come giudicate il processo di federalismo fiscale e la Carta delle Autonomie, almeno per come si sta delineando?
R) Con il dibattito aperto sulla Carta delle Autonomie, o questo ordinamento differenziato a cui ho fatto riferimento  si realizza, in una cornice di principi fatta dalla legge statale e demandata poi ad una seria concertazione e normazione regionale per le naturali peculiarità dei territori, oppure perderemo ancora i prossimi anni a parlare di federalismo istituzionale e fiscale senza poterne in realtà realizzare gli obiettivi principali.
Anzi dovendo convivere sempre più difficilmente con politiche concrete frammentate, improvvisate e contraddittorie, che comunque penalizzano progressivamente sempre di più le piccole realtà e la loro reale autonomia. Tagli e vincoli si associano a compiti crescenti e bisogni sempre maggiori di cittadini e territori. La morsa è ormai insostenibile e l’allarme è oltre il livello di guardia.
Per i piccoli Comuni in particolare ciò che non possiamo accettare è il loro svuotamento ed esproprio, di fatto o di diritto. La sfida che accettiamo e che noi stessi pratichiamo da anni senza adeguate politiche statali e regionali di sostegno, è quella del perseguimento dell’adeguatezza e di un più alto grado di autonomia attraverso la gestione associata e la cooperazione intercomunale.
D) La consulta dei piccoli comuni Anci ritiene di porre come punto
essenziale del dibattito istituzionale la garanzia dell'autonomia
comunale e volontarietà delle fusioni tra comuni?
R) Lo abbiamo già posto e sostenuto in ogni sede. L'autonomia dei comuni è un principio irrinunciabile, sia per convinzione di amministratore locale, sia perché potremo dire che il comune è l’unico ente che esiste di per sé “in natura”. Le Regioni e le Province, ma anche lo Stato, in Italia, sono costruzioni recenti. Le autonomie comunali affondano orgogliose radici nella storia di questo Paese. Ma l’autonomia non è solo dato storico e culturale, è lettera e sostanza della nostra Carta Costituzionale.  Sappiamo che per aversi autonomia vera, nell’interesse delle nostre comunità, occorre adeguatezza. Per questo lavoriamo da anni alle unioni di Comuni ed alle gestioni associate. Ma la definizione di ambiti e forme dell’esercizio associato di funzioni deve spettare all’autonomia comunale, pur nell’ambito di percorsi concertati e stabilizzati d’intesa con le Regioni. Se poi si parla di fusioni, cioè della sostituzione di entità comunali preesistenti con una nuova unica entità, l’unica via per noi percorribile è quella della volontarietà accompagnata da incentivazione.
D) Molti Comuni associati Anci sono anche associati Uncem, peraltro anche  Federbim: non ritiene utile ed opportuno un tavolo di concertazione comune dove affrontare le questioni che riguardano i comuni ed i territori montani superando, così, le differenze e diffidenze che più volte si sono manifestate?
R) L’Anci rappresenta la generalità dei Comuni italiani, piccoli e grandi, montani, di pianura e costieri. La Consulta dei piccoli Comuni, così come il coordinamento delle Unioni o quello delle città metropolitane, sono nati per articolare meglio in relazione alle specificità dei diversi enti, l’azione di tutela e valorizzazione del ruolo delle autonomie comunali. All’interno della Consulta stiamo lavorando ad un coordinamento che abbia come riferimento specifico le realtà dei territori montani. Così come abbiamo ormai avviato e si sta consolidando un percorso di organizzazione e attenzione rispetto alle diverse realtà regionali, anche in relazione al crescente peso che le normative regionali hanno assunto per la vita dei piccoli comuni e dei territori montani. Se partiamo dal merito dei problemi e delle politiche per la montagna e dalla difesa del ruolo delle autonomie comunali siamo, come sempre, disponibili ad ogni interlocuzione e confronto. Nell’interesse dei nostri Comuni, delle nostre comunità e dei nostri territori.

Giampiero Guadagni


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